Itinerari & Trekking
Giugno 1, 2026
A pochi chilometri da La Brigue esiste un percorso che riesce a mettere insieme natura, storia e arte in un modo piuttosto raro da trovare altrove. Il sentiero per Notre Dame des Fontaines — conosciuto ufficialmente come Sentier d’interprétation de Notre-Dame des Fontaines — non è infatti una semplice passeggiata nel bosco, ma una sorta di ecomuseo a cielo aperto che attraversa torrenti, antichi ponti, vecchi forni da calce e testimonianze della cultura pastorale della Tèra Brigasca.
Il percorso parte dal borgo di La Brigue, nella Valle Roya, e conduce fino al celebre santuario di Notre Dame des Fontaines, conosciuto come la “Cappella Sistina delle Alpi Marittime” per gli straordinari affreschi quattrocenteschi realizzati da Giovanni Canavesio e Giovanni Baleison.
La cosa più interessante, però, è che il sentiero non sembra costruito soltanto per arrivare alla chiesa. Lungo il cammino ci si imbatte continuamente in cartelli informativi dedicati alla geologia delle Alpi Marittime, alla fauna della Levenza, alle antiche attività agro-pastorali e al rapporto che per secoli ha legato gli abitanti di Briga all’acqua e alla montagna.
Noi abbiamo percorso l’intero itinerario ad anello partendo dal centro di La Brigue: circa 8,5 km tra boschi, tratti più panoramici e una parte centrale leggermente più impegnativa, ma nel complesso accessibile a chi è abituato a camminare un minimo. E, soprattutto, con una ricompensa finale che difficilmente ci aspettavamo guardando l’esterno semplice e quasi anonimo del santuario.
Notre Dame des Fontaines
Il sentiero per Notre Dame des Fontaines si trova nella Valle Roya, nelle Alpi Marittime francesi, e parte direttamente dal borgo di La Brigue. L’inizio del percorso si trova nei pressi del parcheggio di Avenue de Provence, poco fuori dal centro storico, da cui si imbocca il Sentier d’interprétation de Notre-Dame des Fontaines.

Dal nostro agriturismo a Diano Marina La Brigue dista circa 100 km e può essere raggiunta in circa due ore attraversando Ventimiglia e risalendo tutta la Valle Roya. È una strada molto panoramica, che cambia continuamente paesaggio tra torrenti, piccoli borghi di montagna e vallate strette sospese tra cultura italiana e francese.
Negli ultimi anni abbiamo visitato diversi paesi di questa valle, come Saorgio e il suo monastero e Breglio e la Torre Cruella, oltre che la visita al borgo di La Brigue, ma il sentiero verso Notre Dame des Fontaines è probabilmente una delle esperienze più complete della zona perché unisce trekking, arte e storia locale in un unico itinerario.
Per chi arriva invece dal Piemonte, La Brigue può essere una tappa interessante anche rientrando attraverso il Colle di Tenda. In questo caso conviene sempre controllare gli aggiornamenti sul traforo e gli orari ufficiali sul sito del Traforo del Colle di Tenda.
Il Sentier d’interprétation de Notre-Dame des Fontaines è un percorso ad anello che parte dal centro di La Brigue e conduce fino al santuario attraversando boschi, torrenti, antichi ponti e alcune delle zone più interessanti della Valle Roya dal punto di vista naturalistico e storico.
Il trekking verso Notre Dame des Fontaines non presenta particolari difficoltà tecniche, ma ci sono alcuni tratti nel bosco con salita abbastanza costante che è meglio affrontare con scarpe adatte e un minimo di abitudine a camminare. La segnaletica è ben visibile soprattutto nella prima parte del percorso e lungo tutto il sentiero sono presenti numerosi pannelli informativi dedicati alla fauna, alla geologia e alla cultura della Tèra Brigasca.
La bellissima chiesa di Notre Dame des Fontaines
Il sentiero per Notre Dame des Fontaines è lungo circa 8,5 km complessivi nel suo sviluppo ad anello, con un dislivello totale tra salita e discesa di circa 694 metri.
La prima parte del Sentier d’interprétation è piuttosto semplice e quasi pianeggiante: si attraversano zone boschive molto piacevoli, piccoli ponti e tratti lungo il torrente Levenza fino a raggiungere il Four à Chaux, l’antico forno a calce della valle.
La parte più impegnativa arriva successivamente, con circa 140 metri di dislivello concentrati in poco più di 1 km interamente immerso nel bosco. Non è un tratto particolarmente difficile, ma in alcuni punti la salita si fa sentire abbastanza. Una volta superata questa sezione il percorso torna più tranquillo e scende gradualmente verso Notre Dame des Fontaines con panorami molto aperti sulla valle.
Nel complesso il trekking di Notre Dame des Fontaines è adatto a chi cammina un minimo con regolarità e vuole fare un’escursione diversa dal solito, più culturale e meno “sportiva” rispetto ad altri sentieri delle Alpi Marittime.
Secondo noi il periodo migliore per fare il sentiero Notre Dame des Fontaines è tra tarda primavera ed estate, quando il bosco offre più ombra e la valle è molto verde. Nei mesi più freddi alcuni tratti possono invece diventare più umidi e meno piacevoli da percorrere.
Le scarpe da trekking sono consigliate soprattutto per la parte centrale nel bosco, dove il terreno può essere irregolare e con presenza di pietre o radici. Non serve attrezzatura particolare, ma conviene avere con sé acqua a sufficienza, soprattutto nelle giornate più calde, perché lungo il percorso non ci sono punti di ristoro.
Un’altra cosa utile da sapere è che questo trekking nella Valle Roya non è pensato soltanto per arrivare al santuario: gran parte dell’esperienza sta proprio nel cammino stesso, nei cartelli didattici sparsi lungo il percorso e nel continuo alternarsi tra natura, storia locale e testimonianze della cultura brigasca.
Chemin de Saint Jean, La Brigue
La cosa più interessante del Sentier d’interprétation de Notre-Dame des Fontaines è che non sembra un semplice trekking pensato per raggiungere un punto panoramico o una chiesa. Lungo tutto il percorso si ha piuttosto la sensazione di attraversare un piccolo ecomuseo a cielo aperto dedicato alla storia della Valle Roya e al rapporto tra uomo, montagna e acqua.
I cartelli informativi sono ovunque e, a differenza di quanto succede spesso in molti sentieri naturalistici, qui risultano davvero interessanti da leggere. Raccontano la formazione geologica delle Alpi Marittime, la gestione delle sorgenti, la fauna locale, la vita pastorale della Tèra Brigasca e le attività artigianali che per secoli hanno permesso agli abitanti di vivere in queste vallate alpine di confine.
La prima parte del sentiero attraversa soprattutto boschi e torrenti, con diversi ponticelli immersi nel verde e tratti molto ombreggiati. Più avanti il paesaggio cambia gradualmente: la valle si apre, compaiono vecchi terrazzamenti, antichi forni da calce e resti delle attività agro-pastorali che hanno caratterizzato questa zona per secoli.
L’acqua è probabilmente il vero filo conduttore di tutto il sentiero verso Notre Dame des Fontaines. Il santuario stesso deve il suo nome alle sette sorgenti che sgorgano proprio sotto l’edificio e che fin dall’antichità erano considerate quasi miracolose.
Secondo la tradizione locale, dopo un terremoto le sorgenti che alimentavano La Brigue si prosciugarono improvvisamente, mettendo in difficoltà l’agricoltura della valle. Gli abitanti fecero allora voto alla Vergine Maria: se l’acqua fosse tornata, avrebbero costruito un grande santuario in suo onore. Poco tempo dopo le sorgenti ripresero a scorrere e nacque così Notre Dame des Fontaines.
Lungo il percorso il rapporto tra la popolazione e l’acqua ritorna continuamente. I pannelli spiegano come gli abitanti di Briga abbiano canalizzato nel tempo le acque della Levenza per alimentare mulini, irrigare i campi e sostenere le attività artigianali della valle.
Anche oggi il torrente accompagna buona parte del cammino, alternando tratti stretti e ombrosi ad altri più aperti, con grandi massi chiari levigati dall’acqua e scorci molto belli sulla vegetazione della Valle Roya.

Una delle tappe più interessanti del sentiero è il Four à Chaux, l’antico forno a calce situato poco fuori La Brigue. Qui il trekking cambia completamente atmosfera e diventa quasi un percorso di archeologia industriale montana.
Il forno veniva utilizzato per produrre la calce necessaria alla costruzione delle case in pietra del borgo, degli intonaci e dei restauri degli edifici storici della zona. La struttura è ancora ben riconoscibile: un grande corpo circolare in pietra addossato al pendio, costruito in una posizione strategica vicino al torrente e alle aree boschive da cui si ricavava il legname per alimentare il fuoco.
Accanto al forno si trova anche il Pont du Four à Chaux, conosciuto pure come Pont Saint-Bernard, uno splendido ponte medievale a schiena d’asino risalente al Quattrocento. Per secoli rappresentò un passaggio fondamentale lungo la Via del Sale che collegava Nizza, la Valle Roya e il Piemonte attraverso il Colle di Tenda.
È uno dei punti più belli del percorso: il ponte, il torrente, il bosco e il vecchio forno raccontano molto bene quanto queste vallate alpine fossero tutt’altro che isolate, attraversate invece da commerci, viaggiatori e maestranze specializzate provenienti da tutta l’area tra Liguria, Piemonte e Costa Azzurra.

Lungo il Sentier d’interprétation ci sono diversi pannelli dedicati alla fauna della Levenza, il torrente che attraversa La Brigue e che accompagna buona parte del percorso verso Notre Dame des Fontaines.
Il cartello più interessante descrive tutta la biodiversità che vive intorno all’acqua: aironi cenerini, martin pescatore, ballerine gialle, trote fario e merli acquaioli, piccoli uccelli capaci addirittura di camminare sul fondo del torrente per cercare cibo.
Nelle acque della Levenza vive anche la biscia viperina, un serpente completamente innocuo nonostante il nome e l’aspetto ricordino una vipera, mentre la presenza delle larve dei tricotteri viene indicata come segno di acqua molto pulita e ossigenata.
Più in alto, sulle creste del monte Bergiorin, è invece possibile osservare l’aquila reale, uno degli animali simbolo delle Alpi Marittime. I pannelli spiegano anche il periodo delle parate nuziali, quando questi rapaci compiono spettacolari picchiate e voli circolari sopra la valle.
È proprio questo continuo intreccio tra trekking, paesaggio e informazioni naturalistiche a rendere il sentiero molto diverso da tante altre escursioni alpine più “classiche”.

Un’altra parte molto interessante del percorso è quella dedicata alla cultura pastorale della Tèra Brigasca, il territorio alpino di confine condiviso storicamente tra Liguria, Piemonte e Francia.
I pannelli raccontano la vita agro-pastorale di queste montagne e il ruolo centrale della pecora Brigasca, razza autoctona utilizzata per la produzione di latte, lana e della tradizionale toma locale. Un tempo nella zona si allevavano decine di migliaia di capi, mentre oggi ne rimangono soltanto poche greggi e la razza viene considerata a rischio.
Lungo il sentiero si incontrano anche testimonianze delle antiche attività rurali della valle, come i ciabot, piccole costruzioni in pietra utilizzate dai pastori durante l’alpeggio, oppure le ca d’arbinée, recinti in pietra a secco dove venivano collocati gli alveari per proteggere le api dal vento e dai predatori.
Anche la lingua brigasca compare spesso nei cartelli informativi del percorso. Ancora oggi questa parlata alpina viene riconosciuta come lingua minoritaria nell’ambito occitano dalle Regioni Liguria e Piemonte, ulteriore testimonianza dell’identità molto particolare di queste vallate di confine.
Dopo il Four à Chaux inizia la parte più impegnativa di tutto il sentiero per Notre Dame des Fontaines. Per circa un chilometro il percorso sale abbastanza deciso all’interno del bosco, con un dislivello di circa 140 metri concentrato in poco spazio. Non è una salita particolarmente difficile, ma si sente di più rispetto alla prima parte del trekking, soprattutto nelle giornate calde.
Il tratto resta comunque molto piacevole da percorrere: il sentiero rimane immerso nel verde, tra alberi, rocce e piccoli attraversamenti d’acqua, con diversi punti ombreggiati che rendono la camminata abbastanza rilassante nonostante la salita.
La cosa interessante è come cambi gradualmente il paesaggio. La parte iniziale del Sentier d’interprétation è più chiusa e boschiva, mentre superata la salita la valle comincia lentamente ad aprirsi. La vegetazione si dirada, compaiono scorci più ampi sulle montagne della Valle Roya e si iniziano a intravedere pascoli, muretti in pietra e vecchie costruzioni rurali sparse sui versanti.
L’ultimo tratto prima dell’arrivo torna invece leggermente in discesa e conduce verso Notre Dame des Fontaines attraversando una zona molto più aperta e luminosa. È proprio qui che il santuario compare quasi all’improvviso, incastonato tra montagne e boschi ai margini della valle.
Ed è probabilmente questo il momento più particolare di tutta l’escursione. Dopo diversi chilometri immersi nella natura, la chiesa appare piuttosto semplice, quasi anonima dall’esterno, e difficilmente lascia immaginare quello che si trova all’interno.

Dopo aver attraversato boschi, torrenti e vecchie testimonianze della cultura brigasca, l’arrivo a Notre Dame des Fontaines cambia completamente atmosfera al percorso. Il santuario si trova a circa 4 km da La Brigue, in una zona piuttosto isolata della Valle Roya, circondata da montagne e sorgenti. Da fuori la chiesa appare semplice, quasi rustica, con un aspetto molto lontano dall’idea di grande santuario monumentale. Ed è probabilmente proprio questo a rendere l’ingresso ancora più sorprendente.
Una volta entrati ci si trova davanti a uno dei cicli di affreschi più importanti delle Alpi Marittime, tanto che Notre Dame des Fontaines viene spesso definita la “Cappella Sistina delle Alpi Marittime”. Pareti, volte e controfacciata sono completamente ricoperte da scene dipinte tra la fine del Quattrocento e il 1492 da Giovanni Canavesio e Giovanni Baleison.
La sensazione è molto diversa rispetto a quella di tante altre chiese alpine della zona: qui gli affreschi non sembrano semplici decorazioni, ma un enorme racconto visivo che avvolge completamente chi entra.
L'interno della chiesa di Notre Dame des Fontaines a La Brigue
La fama di Notre Dame des Fontaines deriva soprattutto dall’impressionante stato di conservazione degli affreschi e dal modo in cui occupano ogni spazio interno della cappella. Non ci sono praticamente pareti vuote: tutto racconta episodi della vita di Maria, dell’infanzia di Gesù, della Passione di Cristo e del Giudizio Universale.
Gran parte delle pitture venne realizzata da Giovanni Canavesio, prete e pittore originario di Pinerolo, mentre il coro fu decorato da Giovanni Baleison alcuni anni prima, nel 1481.
Gli affreschi avevano anche una funzione molto pratica: raccontare episodi religiosi a una popolazione che in gran parte non sapeva leggere. Per questo motivo Notre Dame des Fontaines viene spesso definita una Biblia Pauperum, cioè una “Bibbia dei poveri”, costruita attraverso immagini semplici da comprendere ma molto forti dal punto di vista emotivo.
Il contrasto tra l’esterno sobrio del santuario e la ricchezza pittorica dell’interno è probabilmente la cosa che colpisce di più durante la visita. Da fuori difficilmente ci si aspetta un ciclo artistico di questo livello nascosto in una valle di montagna così isolata.
Dettagli dell'interno di Notre Dame des Fontaines a La Brigue
La parte più spettacolare della cappella è probabilmente il grande ciclo della Passione di Cristo dipinto da Giovanni Canavesio nel 1492. Le scene occupano interamente le pareti laterali e raccontano gli ultimi giorni della vita di Gesù con un livello di dettaglio impressionante.
Ci sono l’ingresso a Gerusalemme, l’Ultima Cena, il tradimento di Giuda, la Flagellazione, il Calvario, la Crocifissione e la Resurrezione, organizzati come una lunga narrazione continua che accompagna il visitatore lungo tutta la cappella.
Quello che rende davvero particolari questi affreschi è il modo in cui Canavesio rappresenta i personaggi. Le espressioni sono molto teatrali, quasi drammatiche, e i volti trasmettono rabbia, paura, dolore o disperazione con un realismo molto forte per l’epoca.
Lo stile risente chiaramente dell’influenza fiamminga, soprattutto nell’attenzione ai dettagli, nei colori intensi e nella rappresentazione molto concreta della sofferenza fisica. Alcune scene sono sorprendentemente crude e sembrano quasi anticipare un linguaggio più moderno rispetto alla pittura religiosa tradizionale del tempo.
È interessante anche il modo in cui Canavesio utilizza lo spazio della cappella: le scene non sembrano semplicemente appese alle pareti, ma costruiscono un racconto continuo che coinvolge completamente il visitatore.

Sulla controfacciata del santuario si trova una delle opere più impressionanti di tutta Notre Dame des Fontaines: il gigantesco Giudizio Universale dipinto da Giovanni Canavesio nel 1492.
A differenza di molti altri Giudizi Universali rinascimentali, qui l’atmosfera è molto più cupa e inquietante. L’inferno domina gran parte della scena con demoni, mostri e dannati sottoposti a torture estremamente dettagliate. Canavesio utilizza immagini volutamente forti e teatrali, probabilmente influenzate anche dalle Sacre Rappresentazioni medievali che venivano recitate nelle piazze.
Uno degli elementi più particolari è la presenza di Giobbe proprio al centro della composizione, sotto la bilancia di San Michele. È una scelta iconografica molto rara: Giobbe rappresenta la sofferenza umana sopportata con fede e diventa una sorta di collegamento simbolico tra la vita terrena e la resurrezione finale.
Molto interessante anche la rappresentazione dei peccati capitali. Ogni peccato viene punito con torture specifiche secondo il principio medievale del contrappasso: gli avari sono costretti a ingoiare oro fuso, gli invidiosi vengono tormentati dai serpenti, mentre altri dannati finiscono divorati da creature mostruose.
L’inferno stesso appare come la gigantesca bocca spalancata del Leviatano che inghiotte i peccatori, creando una composizione molto dinamica e caotica che attira immediatamente lo sguardo di chi entra nella cappella.
In alcune scene compare persino un piccolo demone che cerca di alterare la pesatura delle anime tirando la bilancia di San Michele verso il basso, dettaglio quasi ironico ma perfettamente coerente con la forte teatralità di tutto il ciclo pittorico.
Nel complesso il Giudizio Universale di Notre Dame des Fontaines colpisce soprattutto per la sua intensità emotiva. Più che un’immagine solenne o contemplativa, sembra costruito per spaventare, coinvolgere e lasciare un’impressione molto forte nei fedeli che entravano nella cappella alla fine del Quattrocento.

Anche il luogo scelto per costruire Notre Dame des Fontaines ha un significato molto preciso. Il santuario sorge infatti sopra sette sorgenti che per secoli sono state considerate miracolose dagli abitanti di La Brigue.
Secondo la leggenda, dopo un terremoto le sorgenti che alimentavano il borgo si prosciugarono improvvisamente, mettendo in crisi l’agricoltura della valle. Gli abitanti fecero allora voto alla Vergine Maria promettendo la costruzione di un grande santuario se l’acqua fosse tornata a scorrere.
Quando le sorgenti ripresero a sgorgare, i brigaschi mantennero la promessa e costruirono Notre Dame des Fontaines proprio nel punto in cui l’acqua tornava a emergere dalla montagna. Ancora oggi parte delle sorgenti defluisce verso la Levenza ai piedi del santuario.
È una leggenda che racconta molto bene il rapporto profondo tra queste vallate alpine e l’acqua: un elemento fondamentale non solo dal punto di vista simbolico e religioso, ma anche per la sopravvivenza quotidiana delle comunità della Valle Roya.
Panoramica dell'interno di Notre Dame des Fontaines a La Brigue
Notre Dame des Fontaines è visitabile tutto l’anno, ma gli orari cambiano in base alla stagione. Durante il periodo estivo — dal 1° giugno al 30 settembre — il santuario è aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 17:30. I biglietti possono essere acquistati fino a 30 minuti prima della chiusura.
Il giovedì è generalmente riservato all’accoglienza parrocchiale e alle attività religiose, quindi conviene sempre verificare eventuali variazioni prima della visita.
Dal 1° ottobre al 31 maggio, invece, le visite avvengono solo su prenotazione e in base alla disponibilità dell’ufficio turistico di La Brigue.
Per quanto riguarda i prezzi:
Le visite guidate durano circa un’ora e secondo noi valgono assolutamente la pena, soprattutto per capire meglio il significato degli affreschi di Canavesio e i dettagli iconografici del Giudizio Universale che altrimenti rischiano di passare inosservati.
Per aggiornamenti su orari, aperture stagionali e prenotazioni conviene comunque controllare il sito ufficiale di Menton Riviera & Merveilles oppure contattare direttamente l’ufficio turistico di La Brigue.

Dopo la visita a Notre Dame des Fontaines il percorso rientra verso La Brigue seguendo una strada asfaltata molto tranquilla che attraversa una parte più aperta della valle. È un tratto completamente diverso rispetto alla salita nel bosco: il paesaggio cambia ancora una volta e il ritmo della camminata diventa molto più rilassato.
Dopo l’intensità visiva degli affreschi di Canavesio, questa parte finale del trekking sembra quasi una sorta di decompressione naturale. Si cammina tra prati, pascoli e scorci molto ampi sulle montagne della Valle Roya, con il rumore della Levenza che continua ad accompagnare il percorso in diversi punti.

Lungo la strada abbiamo incontrato anche alcuni cavalli al pascolo e un asino lasciato libero vicino a una vecchia costruzione rurale, dettagli semplici ma che contribuiscono a dare a tutta la zona un’atmosfera molto autentica e ancora profondamente legata alla vita di montagna.

Avvicinandosi di nuovo a La Brigue tornano i ponti in pietra, le case addossate alla montagna e il torrente che attraversa il borgo. Ed è proprio in quel momento che ci si rende conto di quanto questo sentiero sia diverso da molte altre escursioni alpine: non è solo un trekking nella natura, ma un percorso che racconta davvero la storia, l’acqua, l’arte e la cultura di una delle vallate di confine più particolari tra Italia e Francia.
Chemin de Saint Jean La Brigue Ritorno
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